Again/Bynow

AGAIN LOCANDINA COLORI
Vincitore del Premio Scintille 2014.

con Giulia Olivari, Michele Pagliai
regia ReSpirale Teatro
testo Veronica Capozzoli, Giulia Olivari, Michele Pagliai, Luca Serafini
disegno luci Federico Cibin
video Edoardo Lomazzi
materiale fotografico Laura Caressa

“SOLO   IO.   SOLO   TE.  Berta   e   Boxer.   Due   esseri   umani. Due figure incastonate   in   un’estetica   playmobile.   Due   vittime   di   una dittatura che li incatena a una dinamica assurda ed esasperante. Due   tasselli   di   un puzzle   grottesco   il   cui   disegno   è   LA   FINE. Quando dello spettacolo non resta che il finale. Quando invece di fissare l’orizzonte si piantano gli occhi a terra. Quando  è così per   forza   è   finita.   La   fine   della   loro   storia   é   la   fine dell’immaginazione,   della   possibilità   di   concepire   un   altro finale. Finale che non si accontenta di arrivare, che li tormenta e si prende gioco di loro fino a superare il paradosso e condurli al collasso. Ma la fine può essere l’unica possibilità?”

Abbiamo iniziato a lavorare a questo spettacolo in tempi non sospetti, partendo da La fattoria degli animali di George Orwell. Ci siamo interrogati sul concetto di   rivoluzione,   sulla   sua   (im)possibilità.   Ci   siamo   chiesti   quali   siano   i sistemi che ci incatenano e ci rendono schiavi. Abbiamo attinto al nostro immaginario POP (solubile). Volevamo dar vita a due esseri umani medi, con i loro (nostri) luoghi comuni, i loro (nostri) modelli di riferimento, le loro (nostre) dinamiche quotidiane: le stesse dinamiche da cui ognuno si crede avulso. Abbiamo   adottato   uno   stile   interpretativo   tragicomico   che   richiama   il   teatro dell’assurdo. Abbiamo scelto un’ambientazione scarna e vuota, un gusto kitsch­ retrò (ad alta digeribilità). Siamo   approdati   a   Berta   e   Boxer.   Due   personaggi   tanto   grotteschi   quanto quotidiani, tanto poco credibili quanto facilmente rintracciabili in fila alla posta, o al discount. Due esseri umani vittime del sistema che si sono scelti: quello   della   rappresentazione,   della   pura   e   vuota   forma,   ormai   sghemba   ed esasperata.   Due   personaggi   che   vorrebbero   trovare   una   via   d’uscita   (da   loro stessi, dal matrimonio, dal sistema), ma inesorabilmente si ritrovano al punto di partenza: la loro FINE. Talmente privi di immaginazione da saper solo terminare. Talmente attaccati al loro   sistema   da   abortire   ogni   finale.   E   ricominciare   di   nuovo   dalla   fine.   E ancora. E ancora. E ancora. Abbiamo fatto un esperimento. Li abbiamo inscatolati. E abbiamo tentato di porre fine alla fine.

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